COMPETENZE ED OCCUPAZIONE NEL 2014: occupabilità in Italia

Premessa: quanto segue è una della ricerca esplorativa con Stefano Paneforte, una lettura lunga ed impegnativa di interesse per altri ricercatori. Per i non-tecnici, consiglio di utilizzare l’indice interno presente appena dopo l’abstract, per cercare (premendo CRL+F sulla tastiera del vostro PC) direttamente i capitoli di vostro interesse.


Abstract

Il tema del lavoro è sempre centrale in qualsiasi società contemporanea e quella italiana non fa eccezione, essendo per di più una Repubblica fondata sul lavoro. In particolare, in tempi di crisi economica e culturale dove il lavoro scarseggia, il tema di chi e come riesce a trovare il lavoro è di interesse primario sia per il mondo scientifico (quello delle scienze psicosociali ed economiche in particolare), sia di interesse pratico per gli attori sociali interessati in prima persona.

Pertanto, questa tesi parte da un precedente lavoro che confrontava i livelli di soddisfazione lavorativa ed i valori personali tra due categorie di lavoratori, quelli con contratto a tempo indeterminato e quelli con forme di contratto atipico – o meglio precario – con un campione rappresentativo della popolazione locale, per introdurre il tema dell’occupabilità o “employability” come costrutto psicosociale e caratteristica individuale che porta poi ad uno stato di occupazione e lavoro, mettendo tale costrutto in relazione con le competenze (dirette e trasversali), con l’intelligenza, col contesto e le opportunità di lavoro da esso offerte.

Il lavoro è centrato su un’importante ricerca bibliografica sul tema, per poi andare a contestualizzare le informazioni raccolte, grazie al ruolo di testimone privilegiato dell’autore, completando il tutto con un piccolo strumento d’indagine: un questionario dalle finalità meramente esplorative che ha in parte lo scopo di verificare come si è evoluta la situazione occupazionale per i partecipanti alla precedente ricerca del 2009-2010, in parte lo scopo di confrontare quanto sostenuto dai grandi autori sul tema dell’employability con un contesto economico-sociale molto specifico, quale quello del Sardegna e le sue caratteristiche culturali e non. Continua a leggere “COMPETENZE ED OCCUPAZIONE NEL 2014: occupabilità in Italia”

Regret: il rammarico e l’influenza sui percorsi decisionali

Titolo completo

Rammarico: l’influenza del costrutto psicologico come fattore sui percorsi decisionali degli acquirenti e degli elettori

Abstract di ricerca condotta da Aiello, Caddeo, Loy, Vaccargiu.

La ricerca sulla presa di decisione solo negli ultimi anni ha preso in considerazione il ruolo svolto dalle emozioni all’interno di questo processo che è fondamentale nella condotta umana. La decisione è infatti un’ attività che impegna l’uomo costantemente ma che, fino a pochi anni fa, era considerata un processo esclusivamente cognitivo, mentre oggi è ormai assodato, anche grazie ai progressi delle neuroscienze, che livello cognitivo ed emozionale sono intimamente connessi: senza la partecipazione delle emozioni appare molto difficile prendere una qualunque decisione, a causa della mancanza di motivazione, che guida l’individuo nella scelta degli obiettivi e anche nel loro raggiungimento. Le emozioni hanno quindi un ruolo importante nella determinazione della scelta. Prima di arrivare a questa consapevolezza però, gli studi precedenti si basavano sull’assunto che l’uomo fosse sempre guidato nelle sue scelte da una pura razionalità, e che decisioni sbagliate fossero attribuite esclusivamente a valutazioni errate.

Le teorie normative, basate sul concetto che gli individui quando scelgono cercano di massimizzare il risultato, sono state a lungo prese come punto di riferimento indiscusso nella ricerca, finché alcuni studi hanno iniziato a mettere in evidenza che il comportamento reale si discostava da ciò che si riteneva il comportamento razionale per eccellenza, quindi da tutta una serie di principi e modelli normativi che descrivevano il “decisore ideale”. L’approccio normativo è stato quindi affiancato dall’approccio descrittivo, che invece di prendere in considerazione gli aspetti prescrittivi del processo decisionale, cerca di capire come effettivamente le persone decidono, e di identificare quali fattori individuali e contestuali influenzano tale processo (Girotto).

Il rammarico è uno di questi fattori, poiché é un’emozione cognitivamente determinata che le persone tengono in considerazione quando devono effettuare una scelta. A volte, infatti, le decisioni che gli individui prendono non hanno un esito positivo e questi vorrebbero aver scelto diversamente. L’emozione che si prova in tali situazioni è il rammarico, e scaturisce appunto quando si confronta la condizione attuale con quella che avremmo ottenuto facendo una scelta diversa. La comparazione è ciò che contraddistingue il rammarico, poiché questo è mediato dai ragionamenti controfattuali, che consistono nell’immaginare degli esiti diversi da quelli che si sono effettivamente verificati. Quindi senza possibilità di effettuare paragoni e confronti non avremmo rammarico mentre, come vedremo, le situazioni che promuovono la comparazione ci predispongono a provarlo.

La letteratura sul rammarico prende in considerazione soprattutto gli studi e le ricerche che si sono svolti in ambito economico, poiché finora le decisioni economiche sono quelle che hanno interessato maggiormente sia gli economisti che gli psicologi. La prima parte di questo lavoro tenta di rintracciare le linee teoriche che hanno guidato la ricerca sulle decisioni, evidenziando il passaggio dalla teoria della scelta razionale alle teorie descrittive.

Nel secondo capitolo, verrà presentata la Teoria del rammarico (Bell, 1982; Loomes e Sudgen, 1982), teoria che ha per la prima volta considerato il regret all’interno del processo di decision making, si darà una definizione concettuale di rammarico, tentando di differenziarlo da altre emozioni che possono sembrare simili e si tratterà il tema del ragionamento controfattuale in quanto principale mediatore del rammarico. Infine si presenteranno le ricerche sulle differenze intersoggettive che predispongono l’individuo a sperimentare rammarico.

Il terzo capitolo riguarda il ruolo del rammarico nel processo di decision making. Come già sottolineato sopra, il processo decisionale non può essere valutato appieno se non si considera il ruolo mediatore delle emozioni. Vedremo come il rammarico svolga un ruolo piuttosto importante nella presa di decisione, sia in fase pre-decisionale attraverso l’anticipazione del rammarico, che in fase post-decisionale, fornendo un feedback sull’efficacia della propria capacità decisionale. La peculiarità del regret infatti, non è data solo dalla sua influenza sulla valutazione degli esiti, ma anche e soprattutto dalla capacità dell’individuo di anticiparlo. Vedremo infine alcune strategie per evitare questa spiacevole ma inevitabile emozione.

La seconda parte concerne la ricerca empirica che si discosta da quelle precedenti sul regret per il fatto che l’ambito della decisione non appartiene alla sfera economica, bensì a quella politica. La ricerca intende esplorare il sentimento del rammarico in funzione della scelta elettorale. In particolare come viene influenzato tale sentimento dall’esito elettorale e dal fatto che i partiti annuncino una linea d’azione politica post elettorale diversa da quella annunciata in sede di campagna elettorale.

La ricerca, condotta su 200 studenti universitari di varie facoltà dell’Università di Cagliari, non ha evidenziato interazioni significative secondo le ipotesi adottate in partenza, ma ha comunque prodotto risultati interessanti sull’atteggiamento politico degli elettori. Questi infatti, non sembrano essere influenzati dal compromesso politico messo in atto dai propri leader in sede post-elettorale, ma soltanto dall’esito elettorale stesso.